BORGHI FANTASMA DI CALABRIA… ROGHUDI.

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I “paesi fantasma”, si sa, diventano tali per le motivazioni più svariate, che possono essere di carattere sociale, economico, geo-morfologico o politico. La storia del completo abbandono dell’antico borgo greco di Roghudi ha a che fare quasi esclusivamente con fattori di carattere morfologico ed atmosferico. Ed è anche uno di quei casi di borgo-fantasma in cui avviene uno spostamento di massa della popolazione con conseguente ricostruzione del Paese in un altro territorio.

Oggi esistono infatti due Roghudi e sono distanti fra loro circa 40 km. La Vecchia Roghudi (il paese-fantasma di cui vogliamo raccontare) è posta sulle pendici meridionali dell’Aspromonte; abitata fin dal 1050 e facente parte dell’area grecanica, fu dichiarata totalmente inagibile in seguito alle due violente alluvioni dell’ottobre 1971 e del gennaio 1973. In seguito a ciò vi fu l’inevitabile diaspora dei cittadini nei paesi limitrofi finché, nel 1988, nacque la Nuova Roghudi, in prossimità della costa ionica alla periferia occidentale di Melito Porto Salvo.

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Il borgo antico di Roghudi si trova a 600 metri d’altitudine, a strapiombo sulla fiumara Amendolara, fra rilievi aspri e impenetrabili. Molto particolari sono due formazioni geologiche poste a poca distanza dal borgo: le Caldaie del Latte e la Rocca del Drago, rocce modellate nei secoli dal vento, dall’acqua e dal ghiaccio, fino a diventare dei curiosi monumenti naturali. Una particolarità delle abitazioni di Roghudi Vecchia sono dei grossi chiodi conficcati nelle pareti, ai quali erano anticamente fissate delle corde che venivano legate ai piedi dei bambini, per evitare che questi cadessero nei burroni che circondavano il paese.

Anche in questo borgo-fantasma, come in quasi tutto del resto, rimane oggi un’aura di mistero alimentata da antiche credenze e leggende. Una di queste vuole che a Roghudi circolassero le Naràde, donne per metà umane con gli zoccoli d’asina, che di notte cercavano di attirare le donne del luogo al fine di ucciderle e sedurre gli uomini del paese. Per proteggersi dalle loro irruzioni vennero costruiti tre cancelli, collocati in tre differenti entrate del paese: uno a “Plachi”, uno a “Pizzipiruni” e uno ad “Agriddhea”.