CONDOMINIO ED ELIMINAZIONE DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE

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Riguardo alla eliminazione delle barriere architettoniche, la giurisprudenza ha conosciuto fasi alterne, in cui si sono susseguite decisioni non tutte univoche nel riconoscere la prevalenza dei diritti del disabile: soprattutto, di segno negativo sono state alcune pronunce di merito, anche se, in ogni caso, negli ultimi anni la giurisprudenza si è sempre più orientata verso il riconoscimento dei diritti del disabile.

stop-barriere-architettoniche-per-citta-alla-nostra-altezza (1)Tuttavia, a fronte di queste poche sentenze di segno negativo per il disabile, sussiste un panorama giurisprudenziale sostanzialmente favorevole in materia di barriere architettoniche fin dal periodo immediatamente successivo all’emanazione della L. 13/89.

La norma di riferimento è data, infatti, dall’art. 2 della L. 13/89 (in materia di eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati) la quale ha dato luogo a contrasti nel bilanciamento dei contrapposti interessi: da un lato quello del portatore di handicap diretto all’eliminazione delle barriere (diritto, questo, non solo riconosciuto dalla legge ordinaria ma che ha anche di rango costituzionale trovando consacrazione negli articoli 2, 3, 32 e 38 Cost.) e dall’altro quello, pure rilevante, della proprietà privata, anch’esso sancito a livello costituzionale (art. 42 Cost.).

Di recente, la Corte di Cassazione, con la sentenza 5 agosto 2015, n. 16486, in tema di installazione di ascensore in condominio e quindi di innovazione su parti comuni negli edifici, ha avuto modo di precisare che la solidarietà costituisce principio generale di applicazione erga omnes e ad hoc: è, dunque, consentita l’installazione di un ascensore, in quanto diretto ad eliminare le barrrampa-1024x768iere architettoniche, mediante delibera assunta con maggioranza speciale in deroga a quella qualificata codicistica. Nel caso che ha dato origine alla vicenda giudiziaria, il ricorrente  lamentava che
che con il voto favorevole di tanti condomini rappresentanti 608,33 millesimi l’assemblea aveva deciso “la costruzione di un ascensore nel vano scale, mediante taglio e riduzione della larghezza della scala condominiale”.

shutterstock_11002099Esponeva inoltre che “la costruzione dell’ascensore era un’innovazione delle parti comuni che avrebbe potuto essere decisa con la maggioranza qualificata di 666,6 millesimi, prevista dall’art. 1136 5 comma c.c., ed inoltre che la riduzione della scala la rendeva inservibile o comunque ledeva il decoro architettonico” . La Corte ha precisato che, in tema di condominio negli edifici, nell’identificazione del limite all’immutazione della cosa comune, disciplinato dall’art. 1120, 2 co., c.c., il concetto di inservibilità della stessa non può consistere nel semplice disagio subito rispetto alla sua normale utilizzazione – coessenziale al concetto di innovazione – ma è costituito dalla concreta inutilizzabilità della res communis secondo la sua naturale fruibilità.
Dall’altro, dice la Corte, in sede di verifica, ex art. 1120, 2 co., c.c., circa l’attitudine dell’opera di installazione di un ascensore a recar pregiudizio all’uso o godimento delle parti comuni da parte dei singoli condomini, è  necessario tenere conto del principio di solidarietà condominiale, secondo il quale la coesistenza di più unità immobiliari in un unico fabbricato implica di per sé il contemperamento, al fine dell’ordinato svolgersi di quella convivenza che è propria dei rapporti condominiali, di vari interessi, tra i quali deve includersi anche quello delle persone disabili all’eliminazione delle barriere architettoniche, oggetto, peraltro, di un diritto fondamentale che prescinde dall’effettiva utilizzazione, da parte di costoro, degli edifici interessati (cfr. Cass. 15.10.2012, n. 18334). 

La pronuncia della Corte fa ovviamente riferimento alla precedente formulazione dell’art. 1120 c.c. sulle innovazioni, il quale prevedeva per la relativa delibera, la necessità della maggioranza qualificata ex art. 1135, 5° comma, c.c..
La tutela del disabile è stata successivamente rafforzata dalla riforma del condominio intervenuta con legge 11 dicembre 2012, n. 220, in vigore dal 17 giugno 2013.
Ai sensi infatti del nuovo art. 1120 c.c “I condomini, con la maggioranza indicata dal quinto comma dell’articolo 1136 (maggioranza degli intervenuti e 2/3 del valore dell’edificio), possono disporre tutte le innovazioni dirette al miglioramento o all’uso più comodo o al maggior rendimento delle cose comuni.

I condomini, invece, con la maggioranza indicata dal secondo comma dell’articolo 1136 (maggioranza degli intervenuti e ½ del valore dell’edificio) possono disporre le innovazioni che, nel rispetto della normativa di settore, hanno ad oggetto, tra l’altro,le opere e gli interventi previsti per eliminare le barriere architettoniche.

L’articolo disciplinante le innovazioni, rimasto inalterato nel primo comma, ha previsto quorum inferiori per quelle  innovazioni  che si possono definire  virtuose:  le innovazioni che abbiano ad oggetto le opere e interventi volti a migliorare la sicurezza e la salubrità degli edifici e degli impianti, ma soprattutto quelle dirette all’abbattimento delle barriere architettoniche; chiunque voglia far deliberare l’assemblea su queste innovazioni ha titolo per chiedere all’amministratore di convocare l’assemblea. L’amministratore deve provvedere alla convocazione, salvo che non ritenga di chiedere necessarie integrazioni del contenuto e delle modalità di esecuzione degli interventi proposti.
Rimane fermo il principio enucleato dalla Cassazione sulla solidarietà condominiale.