RADON: UN KILLER SPIETATO E SILENZIOSO…

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Impariamo a conoscerlo: azioni di prevenzione e interventi di bonifica.

antiradonIl  radon  è un gas radioattivo e radiogenico che si forma dal decadimento del radio, che decade a sua volta dall’uranio 238. Scoperto nel 1898 dai coniugi Curie, appartiene alla famiglia dei gas nobili, in quanto non si combina chimicamente; se ne trovano tracce in natura, nelle rocce e nel suolo, sottoforma di tre diversi isotopi (222Rn,220Rn, detto anche Toron e219Rn, conosciuto anche come Actinon). Il grado d’emissione dipende dalla conformazione geologica (natura del terreno, tettonica, ecc.), ma in pratica qualsiasi roccia o terreno emette radon, che si disperde poi nell’atmosfera, dove peraltro è presente in quantità trascurabili: il radon è, infatti, considerato un gas raro. Fin qui tutto bene. Il problema subentra nel momento in cui questo gas si accumula in spazi chiusi, concentrandosi negli edifici, specie ai piani bassi e ai sotterranei, al punto chesi stima che il radon sia in Italia la seconda causa di tumore ai polmoni dopo il fumo di sigaretta, con una percentuale sul totale che oscilla tra il 5 e il 20% (che significa tra i 1500 e i 6000 casi l’anno).

La pericolosità di questo gas, ad elevata concentrazione, è dovuta essenzialmente a due caratteristiche, o meglio alla combinazione tra queste:

  • Il radon è un gasradioattivo: ciò vuol dire che i suoi atomi non sono stabili, ma tendono, nel tempo, a disintegrarsi, trasformandosi in atomi di un altro elemento; tale processo è accompagnato dall’emissione di raggi gamma, che sono estremamente dannosi per la materia vivente. Polonio e bismuto sono prodotti, altamente tossici, del processo di decadimento del radon.
  • È un gassubdolo, in quanto in condizioni di temperatura e pressione stabili è inodore e incolore e, dunque, non viene in sostanza percepito dai sensi.

Dell’inquinamento da radon si è iniziato a parlare solo recentemente e negli ultimi anni anche la legislazione ha cominciato a valutare il problema. In Italia si fa oggi riferimento alDecreto Legislativo 230/1995e alle successive modifiche deiDecreti 241/2000 e 257/2001, normative che vogliono garantire la tutela della salute dei lavoratori e dei minori in età scolare in merito al tema della radioattività naturale. Tali leggi definiscono il limite di concentrazione di gas radon negli edifici, applicandosi ad asili nido, scuole materne e scuole dell’obbligo, se ubicate anche parzialmente in luoghi sotterranei e“alle attività lavorativenelle quali la presenza di sorgenti di radiazioni naturali conduce ad un significativo aumento dell’esposizione dei lavoratori o di persone del pubblico, che non può essere trascurato dal punto di vista della radioprotezione”.

Non si fa riferimento, nei testi di legge, alle abitazioni private, per le quali non è prevista alcun tipo di regolamentazione. Perciò sarebbe auspicabile che ognuno, specie chi vive ai piani più bassi, si premunisca di controllare periodicamente la concentrazione del gas nella propria casa, rivolgendosi all’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente ARPA o ad aziende private che svolgono questo tipo di misurazioni, procedendo eventualmente adazioni di bonifica.

Il radon s’infiltra dalle fessure nei pavimenti e nelle pareti degli edifici, perciò, anche se eliminare totalmente il radon da un ambiente chiuso non è possibile, una corretta opera di manutenzione e bonifica degli edifici può essere efficace per ridurne la concentrazione e i conseguenti effetti.

Tali interventi di bonifica possono agire essenzialmente in due modi:riducendo l’ingresso del radonorimuovendo quello già infiltratosi. Ridurre l’ingresso del radon in un edificio significa anzitutto verificare quelle che sono le vie d’ingresso, poi eseguire le dovute sigillature od eventualmente l’installazione di porte con guarnizioni a tenuta; oppure, a livello strutturale, sfruttando sistemi di raccolta e scarico che prevengono l’accumulo interno del gas, costruendo vespai areati o introducendo tubi drenanti perforati. La rimozione del gas già presente all’interno di una struttura riguarda, invece, più che altrol’aerazione dell’edificio, un concetto che, per quanto semplice, può rivelarsi molto utile nelle abitazioni odierne sempre meglio sigillate, che presentano oltre al radon molti altri agenti inquinanti, dagli acari alle muffe, dai detersivi alle sostanze trattanti dei mobili. Gli impianti di ventilazione variano in base ai rischi e alle esigenze: da quelli più semplici, che constano di piccole ventole, a quelli più elaborati, che possono prevedere anche camini esterni e prese d’aria sotto le fondazioni.

Come detto, il problema dell’inquinamento radioattivo da radon in Italia finora non è stato trattato con la dovuta attenzione, o meglio è stato affrontato da un punto di vista limitato, che coinvolge essenzialmente la figura del medico, che interviene quando il danno è già sopraggiunto, o al massimo quella del fisico, che agisce in ambito di misurazione.

Bisogna invece che s’inizino a tenere in seria considerazione quelli che sono gli aspetti connessi, da una parte, allecause geologichedel fenomeno e, dall’altra, alla progettazione e ai materiali utilizzati in edilizia, col conseguente coinvolgimento di una moltitudine di figure professionali; urbanisti e progettisti, costruttori e geologi, che vadano a coordinarsi in un’attenta analisi di quelli che sono i territori particolarmente a rischio, muovendo verso la redazione di piani urbanistici particolareggiati e una più consapevole progettazione di costruzioni pubbliche e private, in modo da assumereun atteggiamento di prevenzionenei confronti del problema.

Attualmente, una delle soluzioni maggiormente utilizzate nelle nuove costruzioni è una fondazione a platea, realizzata in cemento armato, sotto alla quale vengono posizionati dei tubi di drenaggio che possano aspirare l’aria che si concentra nel suolo. Maggiore attenzione è inoltre dedicata ai materiali edili utilizzati, in quanto alcuni, come granito, tufo, basalto e cementi pozzolanici, contengono più radiazioni rispetto ad altri.

Il radon trova applicazione nel campo medico nella radioterapia. Alcuni ne hanno prospettato un utilizzo come precursore sismico: infatti, dipendendo la sua emissione anche dalla conformazione geologica, si è notato che a movimenti delle faglie corrispondono variazioni nell’emissione del gas. Questa teoria non trova, però, ancora posto nelle dottrine scientifiche ufficiali; fu noto il caso del terremoto dell’Abruzzo del 2009, in cui si profilò un duro scambio di accuse tra l’allora capo della Protezione Civile Guido Bertolaso e il ricercatore Giampaolo Giuliani, che aveva previsto una forte attività sismica nella zona de L’Aquila facendo riferimento proprio alla misurazione del gas radon.